canyon exploring with Michele Angileri

Vallone Porto

La muraglia dolomitica di Monte S. Angelo ai Tre Pizzi domina dall'alto le balze rocciose su cui sorgono Positano e le sue frazioni. La montagna e il mare si fondono assieme generando uno straordinario e asperrimo paesaggio i cui elementi sono l'acqua, la roccia e la macchia mediterranea. In questo ambiente inospitale l'Uomo ha realizzato una incredibile successione di villaggi, collegati l'un l'altro da viottoli arditi che sfruttano i punti deboli e le cenge tra le enormi muraglie rocciose, e superano i ripidi dislivelli con delle scalinate spettacolari che, gradino dopo gradino, sembrano non avere mai fine.
E se pensate che io stia esagerando nel descrivere il paesaggio di Positano, sappiate che le mie parole non riescono ad evocare che una piccola parte della grandiosa bellezza di un luogo che, non a caso, è tra i più visitati al mondo.

Le tre cime di Monte S. Angelo, si affacciano ripidissime da più di 1400 m di altezza sul blu intenso del Mar Tirreno, formando un maestoso anfiteatro dal quale si origina il profondo e ripido canyon del Vallone Porto. In un luogo dove tutto ha dimensioni insolitamente grandi e aspre il canyon del Porto non fa eccezione. Lungo tutto il suo percorso si succedono con straordinaria continuità forre profonde e alte cascate, che ne fanno un percorso torrentistico particolarmente lungo e impegnativo. Il Vallone Porto supera 730 m di dislivello in 1400 m di sviluppo, e non lo fa con una successione di balze in ambiente aperto, bensì sul fondo di una forra chiusa da pareti che in alcuni punti superano i 200 m di altezza su entrambi i lati. Gli ultimi 80 m di dislivello vengono superati, con pendenza assai minore, in un ampio canyon-vallone chiuso su 3 lati: è questa la parte propriamente detta Il Porto.

La difficoltà del canyon del Vallone Porto viene però mitigata dalla presenza della strada che conduce alla frazione Nocelle. Da questa si può raggiungere il greto del torrente, e così la discesa può essere suddivisa in due diverse escursioni.
Un altro fattore che alleggerisce la difficoltà della discesa è la scarsità di acqua. Questa è normalmente assente nella prima parte della forra, mentre nella seconda parte lo scorrimento idrico è modesto, per via di una captazione che sottrae quasi tutta l'acqua che sorge intorno a quota 450 m.

Nome Vallone Porto
Regione Campania, Costiera Amalfitana
Centro urbano più vicino Positano
Dislivello 820 m
Sviluppo 1800 m
Verticale massima 64 m
Roccia Calcare
Difficoltà9
Navetta Possibile; non indispensabile
Esplorazione M. Amoroso, E. Zezza, E. Barella, S. De Cicco, A. Romano, A. Esposito: 1991-1992
Riesplorato e riattrezzato da Michele Angileri e Andrea Pucci il 27 settembre e il 7 dicembre 2009

 

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Cosa trovate nella descrizione dettagliata della gola

Ricordi

La forra del Vallone Porto era già stata discesa integralmente nei primi anni '90, da alcuni speleologi del CAI di Napoli. Gli armi che abbiamo trovato lungo la gola erano però tutti arrugginiti e inservibili: certamente la gola non veniva più percorsa da molti anni. Non so dire se essa sia mai stata ripetuta: di certo è stata praticamente dimenticata.
Uno strano destino per una delle gole più imponenti e interessanti d'Italia ...

I membri del CAI di Napoli, tuttavia, non sono stati i primi a percorrere la parte bassa della forra del Porto (a valle del ponte di Nocelle). Intorno all'anno 1975 fu iniziata la realizzazione di un acquedotto che prelevava acqua dalla sorgente a quota 450 m e la portava a Positano attraverso la forra. Fu così stesa una tubazione di 10 cm di diametro lungo la forra inferiore. Il tubo era ancorato mediante filo di ferro a tondini di acciaio infissi nelle fratture o nelle cavità della roccia.
Per potere stendere la tubazione fu necessario realizzare dei sentieri che, passando sulle cenge, giungessero il più vicino possibile al fondo della forra. I sentieri erano protetti da rudimentali balaustre. Per raggiungere il fondo della forra furono installate scale a pioli di acciaio. Le stesse scale furono utilizzate per superare le cascate.
Non so se l'acquedotto fu mai completato, se entrò mai in funzione o se invece l'opera fu interrotta una volta giunti sull'orlo della cascata più alta. So che qualche tempo dopo l'acquedotto fu distrutto dalla piena scatenata da un nubifragio. A testimoniare quest'opera restano alcuni segmenti di tubo sparsi lungo la forra, porzioni delle scalette di accesso e numerosi tondini d'acciaio con relativo filo di ferro. Li potete vedere nelle foto 20 e 27.

La forra termina nel Porto propriamente detto. Si tratta di un ampio e ripido vallone boscoso, chiuso su 3 lati da gigantesche pareti, e affacciato sul mare per il quarto lato. Il Porto è sopravvissuto alla cementificazione grazie all'impegno di due artisti, Vali Myers e Gianni Menichetti, che vi abitano fin da metà degli anni '50. L'abitazione è un piccolo padiglione ottocentesco che faceva parte di un giardino, privo di energia elettrica, acquedotto o fognatura. Myers e Menichetti vi hanno vissuto in compagnia di una nutrita schiera di animali domestici o addomesticati, conducendo una vita in forte comunione con la Natura. La loro presenza nel Porto e il loro strenuo impegno per la conservazione dell'ambiente naturale, contro ogni progetto che prevedesse la cementificazione o lo sfruttamento del Vallone hanno reso possibili la sensibilizzazione della popolazione e delle autorità e la conseguente istituzione di una riserva naturale protetta, la cui gestione è affidata al WWF. Dall'anno 2000 il Vallone Porto è un "sito di importanza comunitaria".

Foto by Michele Angileri e Andrea Pucci

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