canyon exploring with Michele Angileri

Vallone Nocito

La Costiera Amalfitana è un angolo d'Italia assai celebre, conosciuto in tutto il mondo, ma allo stesso tempo è uno degli angoli più sconosciuti d'Italia. Questa situazione paradossale è dovuta alla bizzarra natura di questo luogo: è asperrimo ma anche densamente abitato, è un luogo di mare ma ci vive gente di montagna, è assediato da industrie e città ma è sostanzialmente privo di strade, è luogo di turismo di massa ma solo una èlite visita qualcosa di più della piazzetta di Amalfi o dei vicoli di Positano. A un chilometro dalla costa, del turismo rimane solo un'eco e la vera natura di questo luogo emerge indisturbata. Boschi che sono giungle impenetrabili in mezzo ad enormi pareti rocciose, paesi incastonati nella pietra, limoneti appesi sopra le forre e i burroni. Dolomiti in mezzo al mare.

La strada che dalla statale costiera sale verso Furore e Agerola si snoda per chilometri attraverso un agglomerato urbano dalle caratteristiche uniche, fatto di case sparse appollaiate su ripidi pendii rocciosi terrazzati che si gettano direttamente a mare. Stupisce come la gente abbia potuto trovare nutrimento in un luogo così aspro, trasformato dall'uomo in uno straordinario panoramico giardino pensile. In alto maestose pareti rocciose chiudono l'orizzonte e lo spazio vitale.
Tra le pareti c'è un taglio profondo, una ripida gola che serpeggia nella roccia circondata da boschi pensili fin dove l'occhio riesce a vedere. È il Vallone Nocito.

Nome Vallone Nocito
Regione Campania, Costiera Amalfitana
Centro urbano più vicino Pogerola (Amalfi)
Dislivello 380 m
Sviluppo 1100 m
Verticale massima 75 m
Roccia calcare
Difficoltà5
Navetta Possibile. Non indispensabile.
Esplorazione Michele Angileri, Andrea Pucci; 28 settembre 2008

 

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Cosa trovate nella descrizione dettagliata della gola

Ricordi

Le montagne della Costiera Amalfitana sono davvero asperrime, così inospitali che ancora rimango stupito nel vedere come l'Uomo le abbia colonizzate e trasformate in una dimora, sfruttando gli anfratti, le cenge, i picchi rocciosi per costruire case, mulattiere e paesi.

Quando osservavo in alto sopra di me la ripida e selvaggia gola del Nocito vedevo un luogo dove certamente nessuno aveva mai osato andare, o comunque un luogo in cui nessuno avesse mai avuto valide ragioni per andare. Quando poi, qualche tempo dopo, scesi la gola assieme ad Andrea, mi imbattei invece nelle inattese testimonianze di una frequentazione assidua e redditizia che, iniziata tanto tanto tempo fa, continua ancora ai nostri giorni.
I boschi appollaiati in cima alle alte pareti vengono tagliati, e i tronchi attraversano i baratri profondissimi per mezzo di teleferiche. Le grotte alla base delle pareti fungono da riparo alle greggi di capre. La poca acqua che affiora alla superficie viene captata e convogliata verso le case e gli orti terrazzati (autentici giardini pensili affacciati sul mare) da una rete di canali e tubi, che passano su cenge vertiginose. E sulle cenge passano anche i sentieri, le antiche mulattiere che uniscono i centri abitati edificati in questi luoghi impossibili, le mulattiere che oggi vanno scomparendo in mezzo alla macchia, che precipitano giù assieme alle frane della roccia e ai muri di sostegno ormai decrepiti.

E una buona parte del fascino di questo luogo è proprio qui, in questo strano mescolarsi di Uomo e Natura, in questa armonia impensabile, impossibile ... ma reale.

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