canyon exploring with Michele Angileri

Cascata del Montacchione

L'Altopiano dell'Alfina è un plateau basaltico ricoperto da fertili terreni coltivati e boschi di querce, con qualche casa isolata, un paio di paesi e alcuni splendidi castelli come quello di Torre Alfina o quello di San Quirico. Il paesaggio è verde, rilassante e tipicamente italiano.
L'altopiano è compreso tra la valle del fiume Paglia e il lago di Bolsena, ad un'altezza di 500 m sul livello del mare. Vi scorrono modesti torrenti stagionali, quasi sempre asciutti. Raggiunto l'orlo dell'altopiano i torrenti si trovano davanti pareti basaltiche da cui precipitano generando cascate attive nelle stagioni più piovose, e quindi proseguono scendendo ripidi verso il Paglia, che si trova 300-400 m più in basso.
Purtroppo in molti casi si tratta di torrenti poco interessanti sotto il profilo torrentistico.

La Cascata del Montacchione precipita dal bordo dell'Altopiano dell'Alfina di fronte alla rocca di Orvieto. È abbastanza conosciuta dalla gente del posto, che vi si reca ad ammirarne la maestosa bellezza, con una camminata relativamente semplice. La visita della cascata è consigliabile soprattutto nelle stagioni piovose, quando il getto d'acqua è vigoroso. È certamente un bel pezzo di Natura in un luogo già di per sé incantevole per il paesaggio e la storia.

Per gli appassionati che vogliano cimentarsi con la discesa della cascata le cose sono però decisamente meno facili: la boscaglia è fitta e spinosa, il basalto è particolarmente aguzzo e tagliente e le rocce che compongono la cascata sembrano avere l'intenzione di venire giù alla prima occasione ...

Nome Cascata del Montacchione
Regione Umbria
Centro urbano più vicino Orvieto
Dislivello 60 m
Sviluppo 180 m
Verticale massima 45 m
Roccia Basalto
Difficoltà6
Navetta No
Esplorazione ???

 

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Cosa trovate nella descrizione dettagliata della gola

Ricordi

E chi se la dimentica quella discesa? Una zona di ville, terreni coltivati, tombe etrusche e boscaglia mediterranea con magnifica vista sulla rocca di Orvieto. Un'alta cascata, la cui altezza non sorprende perchè lo sapevi, te l'aspettavi: giunti sul bordo dell'altopiano dell'Alfina i torrenti saltano giù dalle antiche colate di basalto, e così fa il Montacchione. Non ti aspettavi, invece, quel particolare basalto pieno di buchi: non l'avevi mai incontrato prima, è durissimo, sembra tagliente, bisogna fare attenzione. Ma è il tuo sport, è quello che fai da 30 anni per divertirti, emozionarti, stupirti, rilassarti, scaricarti, stancarti, riposarti, ricaricarti, sognare ... L'hai fatto tante volte, sai come si fa, hai tutti gli attrezzi e il materiale necessario, e di più.
C'è un ancoraggio sull'albero al centro della cascata, ma così si scende sotto il getto: la roccia è molto scivolosa e il getto potrebbe nascondere pietre instabili, perciò meglio armare di lato, da quell'altro albero. Per primo scende Andrea. La corda si recupera bene. Tocca a te. Cambi il punto di contatto tra corda e roccia (si fa così) e controlli se ci sono intaccature prodotte dal contatto durante la calata di Andrea: non ce ne sono. Tutto perfetto, come al solito, come sempre. Ti cali.

E poi, più giù, accade qualcosa di inimmaginabile, che in un attimo spazza via le certezze su cui si fonda la "normalità" di questo sport. Di colpo l'attrezzatura non serve più a nulla e ti ritrovi solo, tu, la cascata, la forza di gravità. Hai qualche istante per prepararti al peggio, all'inenarrabile ... Solo l'istinto può guidarti, e non c'è il tempo di chiedersi se saprà farlo bene ...

Tutto dura pochi istanti. Ti alzi da terra, controlli se sei sano. Lo sei, più o meno lo sei, incredibilmente e fortunatamente lo sei. Le certezze invece sono a pezzi, distrutte. Non capisci come questo sia potuto accadere. Ti rendi conto che c'è qualcosa di importante, di vitale che non sai, che non avevi immaginato, che nessuno ti aveva spiegato, forse che nessuno ancora sa. Ti rendi conto che senza questa conoscenza non potrai più continuare a praticare questo pericoloso sport che hai scelto.
Forse è giunto il momento di voltare pagina, di chiudere col torrentismo. Forse avere sfidato la sorte per 30 anni è abbastanza, forse è più di quello che avrebbe fatto una persona un po' più saggia di te.

Ma prima di decidere se dire "basta così" voglio capire, voglio indagare, voglio provare ad acquisire quella conoscenza che mi manca ... Forse anche per questa pericolosa attività la ricetta è la solita, quella che vale per tutte le attività dell'uomo: più cautela e meno fiducia, più dubbi e meno certezze, più scienza e meno fisicità, più testa e meno cuore.

Quello che mi piace di più del torrentismo e della vita è scoprire cose nuove. Qui c'è una cosa nuova da scoprire: non posso tirarmi indietro, non sarei io.

Poi deciderò.

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