canyon exploring with Michele Angileri

Rio Paghetto

La forra del Rio Paghetto offre al torrentista una varietà di morfologie, colori e paesaggi così straordinaria che sembra di percorrere 4 forre diverse nella stessa giornata. Da principio c'è una tipica gola sabina nel calcare bianco. Poi si passa a una forra ripida nel calcare selcifero, in un maestoso scenario mediterraneo e minerale. Poi la roccia cambia ancora e tutto si colora di rosa. Infine flysch e marne multicolori disegnano un paesaggio a metà tra le dune e i calanchi.

Il tutto è condito ed insaporito in senso sportivo da numerose calate e disarrampicate, che completano il quadro delle sensazioni di una bella giornata in forra.

Nome Rio Paghetto
Regione Umbria, Monti Sabini
Centro urbano più vicino Finocchieto (fraz. Stroncone)
Dislivello 280 m
Sviluppo 1700 m
Verticale massima 23 m
Roccia calcare, scaglia rosa, flysch
Difficoltà3 (inverno, primavera)
Navetta No
Esplorazione Michele Angileri, Andrea Pucci; 10 gennaio 2009

 

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Cosa trovate nella descrizione dettagliata della gola

Ricordi

In questi anni Andrea ed io abbiamo dedicato parecchio tempo alla ricerca di materiali leggeri, con l'obiettivo di ridurre il peso degli zaini da esplorazione. Abbiamo così sostituito gradualmente le attrezzature standard con materiali e attrezzi sconosciuti in ambito torrentistico ma utilizzati in altre discipline sportive all'aria aperta. Questi, per inciso, hanno dato sovente prova di essere complessivamente migliori rispetto alle attrezzature standard.

L'evoluzione tecnologica delle batterie e degli elettroutensili ci ha dato una mano in questa ricerca. Abbiamo potuto così rimpiazzare gli accumulatori al piombo o al nichel-cadmio con gli accumulatori al litio, assai più leggeri, sebbene più delicati.

Al Rio Paghetto usiamo per la prima volta un trapano con batteria al litio, recentemente commercializzato come il più leggero elettroutensile a batteria in grado di perforare la pietra. Ha dimensioni contenute e peso appena superiore al kg, e buca la pietra apparentemente senza sforzo.
Oggi non lo usiamo spesso, no. In esplorazione cerchiamo di fare in fretta, perché non sappiamo quante e quali difficoltà ancora ci attendono, e così armiamo le calate per lo più su ancoraggi naturali, anche se situati in posizione non ottimale. Spesso, inoltre, concateniamo più cascate in un unico tiro di corda: abbiamo una buona esperienza in questo, e riusciamo a recuperare la corda in situazioni in cui forse nessun altro riuscirebbe. Così facciamo solo due buchi col trapano nuovo, che sembra comportarsi egregiamente.

Altri e più pesanti test attendono il nuovo trapano. Vedremo come andrà!

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