canyon exploring with Michele Angileri

Fosso Marangone

La valle del Turano nella zona di Longone Sabino e Rocca Sinibalda è ricca d'acqua, che sgorga dalle sorgenti perenni e giunge al fiume attraverso valli boscosissime e in qualche caso incassate.
È il caso del Fosso Marangone. Le sue acque copiose e pulite percorrono una gola le cui pareti sono tappezzate di muschi, felci e rampicanti, all'interno della quale ci sono piccole cascate, rapide, vasche profonde. Un giardino primordiale.

Nome Fosso Marangone
Regione Lazio - valle del Turano
Centro urbano più vicino Longone Sabino
Dislivello 180 m
Sviluppo 2200 m
Verticale massima 5 m
Roccia calcare
Difficoltà3-4
Navetta Necessaria
Esplorazione Tratto intermedio: Michele Angileri e Paolo Forconi; 25 giugno 2004
Discesa integrale: Michele Angileri; 22 settembre 2018

 

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Cosa trovate nella descrizione dettagliata della gola

Ricordi

Tutta l'esplorazione fu più facile del previsto: l'arrivo al greto, la discesa, l'uscita. La bellezza e la semplicità della gola ci diede l'idea di battezzarla Romantica (una gola per coppiette), e questo fu il nome con cui la gola fu pubblicata su questo sito.
Qualche anno dopo qualcuno provò a ripeterla, guidato dalla scheda dettagliata scaricata dal sito, ma la cosa non fu affatto "romantica": mi raccontò di aver lottato per ore contro la vegetazione. Qualcosa doveva avere cambiato l'ambiente, forse una nevicata che aveva riempito il greto di alberi crollati, o forse una frana ...
Ero incredulo, a me e Paolo era andato tutto liscio ... Decisi di andare a verificare, e nel frattempo tolsi la scheda dal sito, per evitare che qualcun altro passasse una brutta avventura. Pensavo di andarci nel giro di qualche settimana, ma invece tra una cosa e l'altra passarono anni prima che riuscissi a tornare al Fosso Marangone. Quando finalmente ci andai, pensai di iniziare la discesa più in alto e terminarla più in basso, per controllare se ci fossero altri tratti interessanti oltre a quello che avevo percorso con Paolo.
Non fu una buona idea: la parte alta si rivelò invasa dalla vegetazione. Io e Andrea avanzammo faticosamente per un paio d'ore, poi, esausti, intravvista una via di fuga ne approfittammo.
Probabilmente il tratto interessante era solo quello esplorato con Paolo. Andai così a vedere in che condizioni era il sentiero d'accesso ... ma non lo ritrovai: sparito, cancellato dalla vegetazione.
La cosa finì lì, almeno per il momento.

Qualche anno dopo riprovai a scendere integralmente il Fosso Marangone, bene attrezzato e motivato, pronto alla "lotta" contro la vegetazione fitta e spinosa. Qualcuno potrebbe chiedersi perché, ma il torrentismo è questo: è il percorrere ambienti di torrente asperrimi, è muoversi in mezzo a una natura non adatta all'uomo adattandosi il più possibile ad essa, e quindi anche attraversare la vegetazione impraticabile, immensa manifestazione della forza vitale della Natura, sentendosi parte di un mondo popolato da esseri alieni che respirano senza polmoni, si nutrono di luce, si muovono lentissimamente, hanno cento braccia che se anche le tagli tutte le fanno ricrescere, braccia ruvide a spinose che lasciano segni sulla tua pelle. Andai avanti aprendomi la strada a colpi di roncola per circa due ore, ma ancora una volta non riuscii a raggiungere il tratto esplorato con Paolo: a un certo punto le braccia furono troppo stanche per continuare a usare la roncola, e non potei fare altro che uscire dal torrente.
Siccome la giornata era ancora lunga pensai di impiegare il tempo nella ricerca di un accesso alla gola completamente diverso da quelli tentati fino a quel momento.
La ricerca fu fruttuosa, e la settimana seguente potei finalmente ripercorrere la parte "romantica" del Fosso Marangone. E oltre a quella anche due tratti sconosciuti, a monte a valle del tratto esplorato anni prima :-)

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