canyon exploring with Michele Angileri

Fosso di Galantina

Il Fosso di Galantina è uno dei principali corsi d'acqua che scendono dai Monti Sabini verso il Tevere. Attraversa una zona ricca di fascino, di eremi rupestri, di paesi medievali oggi semi-abbandonati, il tutto immerso in una stupenda macchia mediterranea.

Il Fosso ha due volti, a seconda che lo si scenda in condizioni di scorrimento idrico o in condizioni di secca. Entrambi i volti sono belli, ma ovviamente il volto acquatico è quello più completo.

Nome Fosso di Galantina
Regione Lazio, Monti Sabini
Centro urbano più vicino Roccantica (Rieti)
Dislivello 120 m
Sviluppo 2 km
Verticale massima 15 m
Roccia calcare, breccia
Difficoltà1 - 2
Navetta Possibile, ma non indispensabile.
Esplorazione (da sinistra nella foto ricordo dell'esplorazione) Roberto Natalini, Roberto Silveri, Alberto Graia, Sergio Cecchini; agosto 1991

 

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Cosa trovate nella descrizione dettagliata della gola

Ricordi

La zona di Roccantica, ai piedi dei Monti Sabini, mi ha sempre colpito per la sua bellezza. C'è di tutto, boschi stupendi, paesi che sono silenziosi gioelli medievali, sole, temperature miti, tramonti spettacolari col cielo che si infiamma di rosso, sentieri ben conservati, a tratti scolpiti nella roccia, sentieri che sono piccoli capolavori di una scienza antica. E poi da qualche parte in mezzo alla macchia ci sono gli eremi rupestri, e di tanto in tanto qualche singolare fenomeno carsico, ... e ci sono pure le gole! belle, placide e silenziose come tutto il resto.

Tra le tante escursioni che feci (e che continuo a fare) alla scoperta di una zona che continua a offrire angoli nascosti e insospettabili, ci fu quella dedicata all'esplorazione del Fosso di Galantina. Una prima volta ci andai in ricognizione, per vedere se la gola c'era. Siccome la gola c'é ci tornai attrezzato e la discesi. Misi un solo chiodo, all'inizio, in un passaggio che non mi fidavo a fare in arrampicata da solo. Gli altri salti li armai su albero. Non vidi niente che mi facesse pensare a una precedente discesa: non un chiodo, non un cordino. L'anno era il 1996.

Qualche tempo dopo però conobbi Alberto Graia ... Alberto è un personaggio piuttosto noto nel giro degli appassionati di montagna. La sua passione è concentrata sull'arrampicata, le salite su roccia. Alberto ha (fra l'altro) esplorato la zona a nord di Roma attrezzando falesie per l'arrampicata sportiva.
A un certo punto la sua attività incrocia inconsapevolmente il torrentismo esplorativo. Gli viene insomma voglia di vedere cosa si celi dentro alcune valli impervie della Sabina e della Tuscia. Ed così un giorno di agosto del 1991 Alberto e 3 suoi compagni di avventura (spinti dalle stesse motivazioni) affrontano la discesa del Fosso di Galantina. Essendo in quattro non hanno neppure bisogno di quel chiodo che invece servirà a me qualche anno dopo.

Alberto oggi continua ad arrampicare e a frequentare la montagna, ma da allora non è più tornato a Galantina. A distanza di qualche anno i suoi ricordi sono sfocati e confusi, ma ecco che da un cassetto spuntano le foto in bianco e nero fatte quel giorno. Ne potete vedere alcune qui di lato, belle foto che sembrano antiche grazie al bianco e nero, e che invece risalgono a pochi anni fa.

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