canyon exploring with Michele Angileri

Baccu Dilone (Riu Argallargiu)

L'altopiano di Quirra è sede del più grande poligono di tiro militare esistente in Italia. La sua parte centrale è sottoposta a frequenti bombardamenti allo scopo di collaudare armi e sistemi di tiro, nonché a scopo di addestramento. È una zona disabitata, che anticamente ospitava una foresta ridotta oggi a un'impenetrabile boscaglia.
La parte sottoposta ai bombardamenti è inaccessibile alla popolazione civile. Altre zone vengono interdette solo nei giorni in cui ci sono esercitazioni. Altre ancora, situate ai bordi dell'altopiano, si trovano al di fuori del poligono.

Una di queste ultime zone nasconde la maestosa gola del Baccu Dilone. Il torrente supera il bordo dell'altopiano di Quirra attraverso una profonda incisione nelle rocce metamorfiche (metarenarie e metapeliti), in un paesaggio che ha forme e colori straordinari.
Il terreno è naturalmente ricco di metalli pesanti, soprattutto piombo. La zona ospitava il distretto minerario di Baccu Locci, oggi abbandonato. Alcuni cartelli del comune di Villaputzu avvertono i passanti del rischio che si corre in questa zona bevendo acqua sorgiva o consumando funghi e verdure selvatiche.

Nome Baccu Dilone (Riu Argallargiu)
Regione Sardegna, Salto di Quirra
Centro urbano più vicino Quirra
Dislivello 280 m
Sviluppo 2 km
Verticale massima 28 m
Roccia Metarenarie, metapeliti
Difficoltà6
Navetta Necessaria.
Esplorazione Michele Angileri, Andrea Pucci, Carlo Scappaticci; 3 maggio 2008

 

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Cosa trovate nella descrizione dettagliata della gola

Ricordi

Ah, la toponomastica ... è una scienza tutt'altro che esatta! Soprattutto in Sardegna, soprattutto per ciò che riguarda i nomi dei corsi d'acqua ...
Per rendervene conto vi basta guardare una carta topografica di una zona montuosa della Sardegna: noterete come a tratti diversi di uno stesso corso d'acqua vengano assegnati nomi diversi. Evidentemente in tutti quei casi (che sono la grande maggioranza) i topografi dell'IGM non sono riusciti a trovare un nome condiviso dalla gente del posto: probabilmente il pastore che portava le greggi a monte diceva (che so) "si chiama Riu Abba Canuda", quello che le portava 3 km più a valle diceva "si chiama Riu Cappeddedda", chiedendo a una terza persona spuntava un terzo nome, e così via ...
Alla fine qualcuno all'IGM deve avere concepito la soluzione: indicare sulla carta topografica nomi diversi per tratti diversi. Tutti contenti. Amen.

C'è chi propone un'altra spiegazione della pluralità dei nomi dei torrenti: i vari nomi deriverebbero dalle diverse zone attraversate dal corso d'acqua. Magari in qualche caso è proprio così, ma mi sembra sbagliato generalizzare ...
Comunque, il fatto che ad uno stesso corso d'acqua siano dati più nomi ci fa capire con chiarezza una cosa: alla gente del posto non è mai interessato identificare il corso d'acqua in quanto tale, dalla sorgente alla foce; e questo è vero sia che i nomi derivino dalle zone attraversate, sia che abbiano altre origini.
Questa osservazione ha un'ulteriore conferma se si osserva come certi nomi come "Riu Mannu" (che significa Torrente Grande) o "Flumineddu" (Fiume Piccolo) si ripresentino in ogni parte della Sardegna. Questo in verità accade anche nelle altre parti d'Italia. In Calabria, per esempio, ci sono molti "Fiumicello" e "Canale Grande". Nel centro Italia ci sono molti "Rio" o "Il Rio", e tantissimi "Fosso della Mola". Tutti questi nomi hanno in comune il fatto di non essere nomi propri o, per dirla in un linguaggio più colorito, essere dei non nomi.
"Fosso della Mola" non è un nome proprio: significa che in quel torrente c'era un mulino. Siccome ogni paese aveva il suo mulino ecco che in quasi tutti i paesi c'è un "Fosso della Mola".
E se nei dintorni di un paese c'è un torrente principale questo ha una alta probabilità di chiamarsi "Il Rio". E magari (succede anche questo!) sulla carta il tratto a monte viene chiamato "Il Rio", quello centrale "Fosso della Mola" e quello ancora più a valle di nuovo "Il Rio"!!

Tutto questo ci fa capire una cosa: gli antichi abitanti delle nostre terre spesso non avevano interesse a dare un nome proprio ad un corso d'acqua. A loro bastava un generico "Riu Mannu" o "Fosso della Mola", perché in fondo per loro un ruscello era un ruscello, assai simile a tutti gli altri. A che scopo distinguerlo?
Per noi torrentisti, però, le cose non stanno così. I torrenti che ci interessano, per quanto simili possiedono ciascuno delle peculiarità che ne caratterizzano il percorso rendendolo unico. Per i torrentisti due canyon non sono mai uguali, e dunque un nome generico, ambiguo, privo di peculiarità non ci sta bene, o almeno a me non sta bene. Se per l'antica gente del posto quello era un canalone come tutti gli altri, non meritevole neppure di un nome proprio, per me torrentista ed esploratore è molto di più. E che sia molto di più lo posso affermare io torrentista esploratore, perché a differenza degli antichi io non ho evitato il canalone perché aspro, ostile e pericoloso, ma ho goduto delle asperità, ci sono andato apposta, le ho cercate, osservate, classificate.
Il torrentista esploratore da un senso nuovo a un luogo che prima (per gli antichi) non ne aveva, o ne aveva tutt'altro. Il nome di un luogo ne esprime il significato, il senso. Dunque se un luogo ha un senso nuovo è giusto che abbia un nome nuovo. Talvolta questo nome nuovo viene dato dalla comunità torrentistica, dall'abitudine dei nuovi frequentatori, più spesso viene dato da coloro che hanno scoperto ed esplorato il luogo, e mi sembra più giusto così: un piccolo segno di "paternità" di un luogo che in realtà appartiene a tutti, il che è come dire che non appartiene a nessuno, né agli esploratori, né ai frequentatori ma neppure agli antichi abitanti della zona. A nessuno.

Dopo tutto questo discorso qualcuno può pensare che io o i miei amici avendo esplorato moltissimi canyon abbiamo anche dato moltissimi nomi nuovi ... Tutt'altro! Se gli antichi abitanti della zona hanno dato al torrente un nome proprio (non generico, un nome che abbia un significato particolare, che caratterizzi il luogo) io lo preferisco, anche per ragioni storiche. Inoltre non ho fantasia per i nomi, per cui mi sta benissimo riferirmi al torrente col nome che leggo sulla carta IGM, a meno che (ribadisco) il nome non sia troppo generico (l'ennesimo "Rio" o "Fosso della Mola"). In questi casi lo chiamo diversamente, gli cerco un nome che lo identifichi in maniera univoca, ma anche qui non ci metto molta fantasia e mi limito ad associarvi il nome dell'area in cui si sviluppa o del paese vicino.
Forse l'unica eccezione l'ho fatta con Baccu Dilone, ma è stata involontaria: ho letto "Baccu Dilone" su una cartina IGM in formato digitale senza sapere che, con tutta probabilità, si trattava di un errore di stampa o di trascrizione o di scansione. Quando qualcuno, con tronfia arroganza, me lo ha fatto notare ho visionato altre carte topografiche, dove compaiono altri nomi. Alla fine, dalla Carta Tecnica Regionale della Sardegna è spuntato fuori il nome "antico" del torrente: Riu Argallargiu. E ancora una volta non si tratta di un nome proprio: Argallargiu è infatti il nome dell'area in cui si trova il canyon, o più precisamente il nome del versante sinistro orografico: "Riu Argallargiu" significa semplicemente "il torrente che scorre ad Argallargiu". Un po' come se il Tevere l'avessero chiamato "Fiume Lazio", e poi, un po' più a monte "Fiume Umbria" e ancora più a monte "Fiume Toscana" ... Per fortuna, invece, l'hanno chiamato Tevere!

Io invece ho chiamato questo canyon Baccu Dilone. È stato un caso, ma ormai è così. È lui, è Baccu Dilone. Amen.
C'è invece chi pretende di trovare il "nome vero" quello "originale" ... quello insomma che non è mai esistito. E lo vuole trovare a tutti i costi, fregandosene del fatto che ormai Baccu Dilone è conosciuto così, con quel nome, e chiamarlo diversamente creerebbe confusione ...
E come fare a trovare questo mitico "nome originale"? quale tecnica di indagine, complessa e scientifica, utilizzare per reperire e poi validare le informazioni? si chiede a un pastore del luogo! Uno?! si uno. Punto. Quello magari per un attimo ti guarda come chi non capisce perché stai facendo una domanda così idiota (è un canalone come tutti gli altri!), poi, con grande cortesia, ti risponde col nome che sa, o che ricorda, o che gli sembra di ricordare. E va bene così, quello è il nome "originale"! Basta fermarsi qui, però, senza rifare la domanda ad un altro pastore, che ha il gregge un po' più a monte o a valle, perché con tutta probabilità quello riporterebbe un nome diverso, e così l'aspirante "ricercatore di nomi autentici e originali" si ritroverebbe nello stesso rebus in cui capitarono nel secolo scorso i cartografi dell'IGM ...

Le foto 1, 3, 5, 6, 11, 12, 13 sono di Andrea Pucci

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