canyon exploring with Michele Angileri

Fosso Cantalupo

A quote inferiori ai 1000 m i rotondi versanti del lato occidentale dei Monti Sabini sono ricoperti da una macchia mediterranea rigogliosa, capace di occupare in poco tempo tutto lo spazio disponibile. I millenari sentieri e le mulattiere tracciate dai pastori e dai boscaioli subiscono il continuo attacco della vegetazione, e rimangono aperti solo se chi li percorre provvede al taglio degli arbusti che crescono ai bordi. I sentieri che non vengono più praticati scompaiono nel giro di pochi anni, cancellati dalla fitta e impraticabile macchia mediterranea.
Così il progressivo abbandono delle attività lavorative legate alla montagna (pastorizia, taglio del bosco, ...) ha come conseguenza la progressiva scomparsa della rete di sentieri e della conoscenza topografica di cui quei sentieri erano la diretta espressione. Le zone non più frequentate ritornano selvagge e quasi inaccessibili.

In una di queste zone di difficile accesso, nella porzione nord-occidentale della catena del Monti Sabini, si apre la bella gola del Fosso Cantalupo. Essa incide terreni rocciosi differenti, offrendo al torrentista che la percorre una grande varietà di forme e di colori. Il tutto immerso in un ambiente mediterraneo che si sta lentamente dimenticando dell'Uomo e delle sue attività.

Nome Fosso Cantalupo
Regione Umbria, Monti Sabini
Centro urbano più vicino Finocchieto (fraz. Stroncone)
Dislivello 270 m
Sviluppo 1700 m
Verticale massima 15 m
Roccia calcare, scaglia rosa, flysch
Difficoltà3 (inverno, primavera)
Navetta No
Esplorazione Michele Angileri, Andrea Pucci; 17 gennaio 2009

 

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Cosa trovate nella descrizione dettagliata della gola

Ricordi

Mi sa che è tutta colpa del "bilanciamento del bianco" ...
L'immagine prodotta da una macchina fotografica digitale non è una pura e semplice conseguenza di ciò che sta di fronte all'obbiettivo, no ... è opera del microprocessore, che lavora rapidamente, silenziosamente ed efficacemente per ridurre i difetti dell'immagine. Tra le altre cose il microprocessore esamina accuratamente i colori delle varie porzioni dell'immagine alla ricerca di dominanti cromatiche, che solitamente sono dovute al colore della luce che illumina la scena. Individuata l'eventuale dominante il processore la elimina, riportando i colori a quella che, con tutta probabilità, è la gradazione "ideale", quella che si avrebbe (appunto) in assenza di dominanti.
Ma cosa succede se la dominante cromatica non è prodotta dall'illuminazione ma semplicemente dal colore dei vari elementi della scena? la stessa cosa: la dominante viene eliminata, ma stavolta i colori ottenuti sono falsi.

È la terza volta che mi capita questo, e finalmente ci rifletto quanto basta per capire cosa è successo. Il colore rosa della roccia del tratto centrale del Fosso Cantalupo è stato erroneamente interpretato dal processore come una dominante dovuta alla luce, ed è stato eliminato. Nella fotografia le rocce appaiono biancastre, vagamente rosee: nella realtà esse sono invece di un bellissimo colore rosa.

La prossima volta proverò a disinserire la correzione cromatica attraverso il settaggio manuale del "bilanciamento del bianco". Vediamo se va meglio.

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