canyon exploring with Michele Angileri

Fosso San Michele

Un antico e solitario eremo rupestre affacciato sui fitti boschi della valle del Turano è il punto di partenza di una discesa torrentistica che, nella stagione giusta, offre piacevoli scenari ed emozioni.

Nome Fosso San Michele
Regione Lazio
Centro urbano più vicino Montorio in Valle
Dislivello 300 m
Sviluppo 900 m
Verticale massima 20 m
Roccia Calcare
Difficoltà3
Navetta Consigliata
Esplorazione Michele Angileri, Andrea Pucci; maggio 2005
Prima discesa in condizioni acquatiche:

 

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Cosa trovate nella descrizione dettagliata della gola

Ricordi

Al Turano la vegetazione spesso fitta e spinosa, e talvolta impraticabile, può mettere a dura prova il torrentista e fargli concludere, a torto, che quel torrente o quella zona non siano interessanti ...

Visto dal basso il Fosso San Michele era il più promettente tra i torrenti del versante sinistro del Lago del Turano. L'esplorazione di quel settore del Turano, fino a quel momento sconosciuto al torrentismo, non poteva che iniziare da lì.
Lasciata una macchina a valle ci recammo su, all'eremo di San Michele. Nel torrente scorreva un esile filo d'acqua, molta meno di quanta ne avessi visto nelle settimane precedenti, in ricognizione. L'acqua, comunque, c'era e così indossammo le mute. C'era anche parecchia vegetazione. L'ambiente era aperto e ripido, con una sequenza quasi continua di cascate, che presto, però, divennero asciutte.
Più avanti la valle si apriva, e incontrammo una barriera di rovi, poi un'altra, e un'altra ancora. Farsi largo a colpi di bastone non era possibile: le barriere erano troppo fitte e lunghe, così iniziammo ad aggirarle, finendo col bypassare interi tratti del torrente, e sempre indossando la muta, in quanto non avevamo con noi il vestiario di ricambio (eravamo convinti di andare a scendere un torrente acquatico!). Ma anche lontano dal greto la vegetazione era fitta e spinosa!
Arrivammo alla macchina a valle con le mute mezze rovinate dagli arbusti e dalle spine e decisamente stanchi. Concludemmo che il Fosso San Michele non valeva la discesa, non era interessante in senso torrentistico: e siccome si trattava del più promettente tra i torrenti di quel settore del Turano allora era proprio quel settore, evidentemente, a non essere interessante per il torrentismo. Meglio andare a cercar forre in altre zone.

Passano gli anni, aumenta l'esperienza, la preparazione tecnica, la dimestichezza con la vegetazione fitta e spinosa ... Passando da quelle parti l'occhio mi va su un vallone parallelo al San Michele. Ha l'aspetto di una gola, e ormai la giungla non mi fa paura, anzi mi diverte. Perché allora non andare ad esplorarlo? gola o giungla sarà sempre una bella giornata di movimento in mezzo alla Natura!
Ci vado. È febbraio 2019; inverno poco piovoso, poca acqua nel torrente, ma ci sono cascate e vasche e poca vegetazione. È interessante, ma andrebbe disceso con più acqua. Due mesi dopo, a primavera, le condizioni sono quelle giuste, quindi ci torno. Si, è piacevole, interessante, non banale ... È bello, e inoltre mi cambia la prospettiva: perché se qui c'è un torrente piacevole e interessante allora ce ne devono essere anche altri in questa zona. Magari anche il San Michele ... Forse siamo stati superficiali nel giudicarlo non interessante. Sarebbe il caso di ripeterlo. Così quel giorno stesso, nel tardo pomeriggio, vado all'eremo a dare un'occhiata.
Mi accoglie il rumore prodotto delle cascate, a confermarmi che quello sarebbe il momento giusto per ripeterne la discesa.
Passa qualche giorno, arriva il solito impegno imprevisto, riesco a tornare al San Michele solo dopo un paio di settimane ... ma è già tardi, il torrente è tornato in secca. Non del tutto, in verità: dalla balaustra dell'eremo si sente il rumore dell'acqua che scorre più a valle, dove alcune sorgenti ridanno vita al torrente ... Ma io voglio scenderlo nelle migliori condizioni, oggi preferisco andarmene a spasso alla ricerca di gole.

Arriva l'estate, poi l'autunno e quindi le piogge. Ma per portare scorrimento al Fosso San Michele la pioggia deve prima riempire d'acqua le falde, svuotate dalla siccità estiva. Deve piovere tanto prima che il torrente si inneschi. A fine novembre le condizioni idriche tornarono ad essere quelle giuste, ma gli impegni (anche torrentistici) mi tennero lontano dal Fosso San Michele quel tanto che basta per far finire le piogge autunnali e tornare la siccità invernale. Mi consolai esplorando altri due torrenti della zona (Sereotta e Bulgarett), ma poi ... arrivò il lockdown, il COVID-19. Iniziò una primavera bellissima che nessuno di noi appassionati di Natura si potè godere, in quanto imprigionato in casa dalle stupide norme con le quali il Governo pensava di contrastare un'epidemia simil-influenzale. Mesi passati a rodersi il fegato, circondati da un clima di paura e angoscia. Quando le escursioni in forra poterono riprendere era maggio, e al San Michele non c'era più acqua ... ma ci andai lo stesso, con un gruppo di amici, intenzionato a scendere integralmente il Fosso facendomi largo tra i rovi a colpi di roncola, solo che ... dove sono i rovi?! Delle barriere che mi avevano ostacolato anni prima non c'era traccia! ... No, eccoli, ricordavo bene. Il Fosso si trasforma in una giungla impenetrabile, ma qui siamo alla fine della gola, perbacco! Il tratto torrentistico è pulito, privo di giungla! Ed era così anche anni fa, per forza.

Eh si, al Turano la vegetazione fitta e spinosa può mettere a dura prova il torrentista e confonderlo al punto da non fargli capire dove è e cosa ha visto.

In autunno, al ritorno delle piogge, potei finalmente scendere il San Michele in buone condizioni idriche, come vedete nelle foto e nel video.

Foto e video by Michele Angileri e Giuseppe Martino

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