canyon exploring with Michele Angileri

Fosso della Pasquarella

La gola del Fosso della Pasquarella si apre nella parte più rocciosa delle colline tra Baschi e Todi, là dove il Tevere scorre stretto tra le rupi del Forello. La fitta e spinosa macchia mediterranea tipica delle colline umbre la avvolge facendo di essa un luogo selvaggio ed isolato sebbene vicinissimo a borghi e castelli. Il luogo è perfetto per la meditazione, e così gli eremiti fondarono qui l'Eremo della Pasquarella. Oggi che i boschi e le campagne sono solitari e spopolati più che nel recente passato l'eremo è tornato silenzioso e solitario quasi come ai tempi della fondazione.

Nome Fosso della Pasquarella
Regione Umbria
Centro urbano più vicino Civitella del Lago
Dislivello 255 m
Sviluppo 2300 m
Verticale massima 20 m
Roccia calcare
Difficoltà2
Navetta Possibile
Esplorazione Michele Angileri, Andrea Pucci; 2 novembre 2008

 

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Cosa trovate nella descrizione dettagliata della gola

Ricordi

Gli appassionati di torrentismo sono una minoranza nel panorama degli sport di montagna (alpinismo, escursionismo, arrampicata, speleologia). Sorprende constatare come tale minoranza sia oltremodo eterogenea al suo interno. Esiste infatti una varietà di approcci al torrentismo, stili e motivazioni differenti che possono a mio avviso venire raggruppati in 4 categorie. La maggior parte dei torrentisti segue un unico tipo di approccio, ed è dunque inscrivibile in un'unica categoria; altri invece (una minoranza) attua approcci diversi a seconda delle occasioni o dell'ispirazione del momento. Ad accomunare tutti i torrentisti c'è il fascino che essi subiscono dagli ambienti di forra e dalla natura selvaggia in generale.

  1. Approccio ludico: percorrere forre acquatiche e attrezzate, con portate medie. Si va in forra per divertirsi senza pensieri, portandosi dietro un modesto bagaglio di esperienza e di attrezzatura. Chi adotta questo approccio percorre poche o pochissime forre all'anno.
  2. Approccio adrenalinico: si scelgono percorsi che offrano momenti di paura e li si affrontano compiendo gesti pericolosi. La maggior parte di coloro che adottano questo approccio ha una bassa consapevolezza del grado di pericolo (non si rende bene conto della pericolosità di ciò che fa). Chi adotta questo approccio solitamente abbandona il torrentismo dopo qualche anno, non appena la paura viene diminuita dall'accumulo di esperienza, o in seguito ad un incidente.
  3. Approccio tecnico-sportivo: si privilegiano i percorsi più impegnativi e difficili, alla ricerca della soddisfazione che viene dal confronto con ciò che viene considerato "estremo". Oppure si rendono "estremi" i percorsi di media difficoltà concatenandone due o tre nella stessa giornata, o affrontando la discesa in condizioni di forte portata.
  4. Approccio esplorativo: si va in forra spinti dalla curiosità prodotta da un luogo sconosciuto e normalmente inaccessibile, o di accesso problematico.

Il mio approcco al torrentismo è per l'80% esplorativo e per il 20% tecnico-sportivo. Sono profondamente affascinato (come tutti i torrentisti) dalla bellezza degli ambienti di forra, dalle cascate, dalle vasche di acqua smeraldina, ma in aggiunta a ciò subisco il fascino irresistibile dei luoghi sconosciuti, nascosti e di difficile accesso. La quasi totalità delle discese torrentistiche che effettuo si svolge in torrenti inesplorati. E mi importa poco di quanto il torrente sia interessante sotto il profilo tecnico-sportivo: ne ricavo comunque divertimento e soddisfazione. Si tratta in ogni caso di un ambiente naturale bello, aspro, selvaggio e sconosciuto, che valeva la pena di scoprire e svelare.

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Sul sentiero di accesso al Fosso della Pasquarella incontrammo un cacciatore.
Attenzione! È in atto una grossa battuta di caccia al cinghiale! Dove state andando?
Stiamo andando giù per il Fosso, fino all'eremo della Pasquarella.
La Pasquarella? Ma ... non è possibile scendere lungo il Fosso ... non si passa!
Perché?
C'è subito un precipizio, una cascata che interrompe il cammino!
Una cascata? Evviva! Siamo qui apposta: siamo alpinisti! (se avessimo usato il termine torrentisti il cacciatore, con tutta probabilità, non avrebbe capito)

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Dal breve scambio di battute col cacciatore emerge il senso del torrentismo esplorativo. In un'area abitata da tempi antichissimi (l'Umbria), tra borghi e castelli c'è una valle selvaggia e inaccessibile, un "orrido", un luogo che intimorisce al punto che nessuno di cui si abbia memoria ha mai osato avventurarcisi. Oggi però l'Uomo possiede strumenti che gli consentono di recarsi senza problemi in un luogo come quello e, cosa ancora più importante, possiede una consapevolezza nuova del proprio rapporto con gli ambienti naturali più aspri. Questi non vengono più visti come luoghi da evitare. Qualcuno anzi (i torrentisti, gli alpinisti in generale) cerca il contatto con questi luoghi asperrimi ma anche profondamente belli.

Chi pratica il torrentismo esplorativo si occupa in prima persona di questa fase nuova del rapporto tra Uomo e Natura, realizzando un piccolo ulteriore passo di una evoluzione che dura da millenni. Svela dei piccoli misteri antichi, aumenta la conoscenza del territorio, rende accessibili (con le tecniche appropriate) degli scrigni di bellezza pura, ...
La consapevolezza del piccolo-grande ruolo che ho in questa evoluzione culturale aggiunge soddisfazione ad un'attività già di per sé gratificante, perché avventurosa, sportiva, tecnica e immersa in ambienti bellissimi.

A mio giudizio di fronte al valore culturale ed ambientale di una esplorazione torrentistica gli aspetti tecnico-sportivi (numero e altezza delle cascate, portata idrica, ...) sebbene importanti passano in secondo piano.

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